Cari amici e lettori,
Alla mattina del settimo giorno ci svegliamo nel silenzio dei Sassi di Matera.
Usciamo presto per andare a comprare la pagnotta tipica nel panificio sotto la casa nel centro storico.
La luce è accecante, non c’ è nessuno in strada e l’atmosfera è fatata anche di giorno.
Le ragazze si divertono ad andare in giro per cercare di catturare lo spirito dei luoghi.
Ieri sera lungo il fiume abbiamo avuto un incontro ravvicinato con una volpe. È salita su un muretto vicino a noi e ci guardava. Non aveva paura, forse sperava che avessimo qualcosa da mangiare.
È raro vedere un animale selvatico con tanta confidenza davanti alle persone. Forse tra queste antiche rocce il rapporto uomo natura è diverso. Senz’altro ha qualcosa di magico.
Tutto qui è bellissimo, c’ è pace e l’ assenza di persone ti estranea dalla realtà del 2021.
Riflettiamo sulla storia della città.
Ci raccontano che Alcide De Gasperi nel 1953, durante una sua visita ufficiale, disse che era la vergogna d’ Italia.
Certamente abitare nelle grotte insieme agli animali, senza servizi igienici e senza finestre doveva essere malsano.
Ora alcune di quelle case sono diventate alberghi di lusso.
Come cambiano gli stili di vita nel giro di qualche generazione.
Alcuni edifici sono ancora da ristrutturare. Altri hanno piacevoli cortili o porticati davanti.
Si sale e si scende per viottoli e i ciottolati.
L’ intonaco delle case ha lo stesso colore dei Sassi.
D’ ogni tanto spunta una chiesetta.
L’albergo diffuso Sexantio esibisce un pergolato di uva.
Tutto intorno c’ è una natura brulla, con profonde gole e rocce chiare.
Lasciamo i Sassi, poi i quartieri moderni e comodi e infine usciamo da Matera.
La campagna a pochi chilometri è tranquilla e assolata. Non ci sono paesi solo campi. D’ ogni tanto si scorgono in lontananza paesi bianchi arroccati sulle pareti delle montagne.
C’ è tanto spazio e tanta natura, ma le persone abitano ancora negli antichi e stretti borghi.
Pensiamo a Carlo Levi e al suo romanzo Cristo si è fermato a Eboli. Andiamo indietro nel tempo, rievocando atmosfere ancestrali, vite difficili, civiltà arretrate, contadini e pastori poveri.
Oggi non è più così. La campagna è bellissima, i campi sono ordinati, c’ è l’ estrazione del petrolio e la vita più o meno comoda del terzo millenio.
Proseguiamo per le piccole Dolomiti lucane.
Attraversiamo valli, prati e i boschi silenziosi del parco regionale.
I villaggi sono piccolissimi e arroccati.
Vediamo Pietrapertosa, Castelmezzano, Campomaggiore.
Tra alcuni di questi agglomerati di case sono state tirate delle funi, così si ci può lanciare, dovutamente imbragati, come in un parco avventura.
Scendiamo lungo la valle del fiume Agri. Scorgiamo in alto i pozzi petroliferi di Total con Shell di Tempa rossa.
Pensare a giacimenti di olio nero sulle alture non è abituale.
Scendiamo sulla costa e ci riposiamo sulla bella spiaggia chiara tra Policoro e Metaponto.
A presto
Emilia


















