
Cari lettori ed amici,
Qualche giorno fa un caro amico mi ha mandato delle foto di un raccolto di limoni, tanti limoni, casse e casse piene.
Un solo albero del suo giardino aveva fatto tantissimi frutti, era stato molto prolifico.
Ricevere queste foto è stata una piacevole sorpresa perché io adoro i limoni.

La loro forma tondeggiante, ma irregolare mi attrae moltissimo.
Mi sembrano frutti antichi, un po’ misteriosi che hanno qualcosa da raccontare.

Quelli che si comprano hanno di solito la buccia sottile e un contorno ovale.
Quelli che si raccolgono dagli alberi dei giardini o degli orti hanno la buccia spessa, sono grandi e piccoli, lunghi o bitorzoluti.

La loro forma e il loro profumo mi piacciono così tanto che li lascio nella fruttiera per settimane, finché è possibile.
Li guardo, li ammiro, li fotografo.

La passione per questo frutto, non è solo visiva, va oltre, fino alla poesia. Mi è venuta in mente infatti la poesia di Montale che è una delle mie preferite.
“Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.
Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.
Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.
Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità”.
Una poesia splendida, da rileggere soprattutto ora che possiamo spostarci poco o niente.
Nelle giornate grigie cittadine, tante cose sono tristi e monotone, ma poi si apre un portone e si vede un albero di limone o qualcosa di inaspettato che ci porta ” solarita” o felicità.
Quando ho l’ occasione di trascorrere giornate in Liguria, gironzolo attorno alle piante di limone, per assaporarne il mistero.
In Insubria, nelle Prealpi dove abito, non mi capita di vedere limoni, se non in qualche serra di giardino. Allora guardo e riguardo quelli dell’ultimo raccolto per riceverne un po’ di ” solarità”.
Ora che siamo chiusi in casa per i giorni rossi del Covid 19, con gli spostamenti permessi solo al minimo, poter sentire il loro profumo in cucina, mi fa viaggiare la mente e mi riempie di felicità.
A presto
Emilia