Varsavia sovietica

Cari lettori ed amici,

Arriviamo a Varsavia molto stanchi, dopo aver attraversato tutta la Polonia, partendo da Cracovia.

Abbiamo scelto per caso un appartamento modernissimo, asettico ed elegante.

Siamo in un nuovo palazzo costruito sopra l’ antico Ghetto.

Qui si vedono i resti delle vecchie mura, che sono alla base dell’edificio ancora da ultimare.

Il nostro appartamento è proprio qui, con uno di questi balconi.

Dopo aver preso possesso del lussuoso alloggio ( al costo di 100 euro per 5 persone) abbiamo voglia di fare due passi.

Scendiamo e ci troviamo nella nuova City della capitale.

Palazzi contemporanei sono mescolati a vecchie fabbriche.

Alcuni edifici sono proprio diroccati. Forse sono in attesa di una decisione per venire buttati giù oppure restaurati.

I graffiti e le piante infestanti danno un tocco di colore.

Il cielo grigio rende la tonalità delle vecchie case ancora più cupa.

Grattacieli modernissimi delle multinazionali capitaliste si mescolano con i palazzoni sovietici.

Un miscuglio molto interessante.

Arriviamo al palazzo della cultura e della scienza.

Edificio imponente ed austero.

Quando ero bambina facevo la raccolta delle figurine Panini dei paesi dell’Europa.

Tra i tanti paesi e monumenti c’ era anche la figurina di questo palazzo da attaccare sull’album.

Quindi averlo ritrovato dal vero per la prima volta dopo forse 45 anni è stata una grande emozione.

https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_della_Cultura_e_della_Scienza

L’ edificio è alto 237 mt e ha 42 piani.

È molto simile al palazzo dell’ Universita di Lomonossov di Mosca.

L’ architetto Lev Vladimirovic Rudnev è lo stesso.

E’ stato costruito tra il 1952 e il 1955, vi sono stati impiegati 3500 lavoratori, per lo più provenienti dalla Russia, 16 dei quali morirono durante i lavori.

Per anni è stato il secondo edificio più alto d’ Europa, 3 mt più basso del suo gemello di Mosca che ne deteneva il primato.

È detto anche palazzo di Stalin perché egli ha voluto donarlo alla Polonia.

Dentro si trovano sale congressi, un cinema, un teatro e sale per mostre.

Con il bel tempo e visto dall’alto si presenta così.

Questa vecchia Volga russa arruginita è posteggiata in un bar come un cimelio.

Per terra è disegnato il perimetro dell’antico Ghetto distrutto durante la guerra.

È indicato proprio il punto in cui passavano le mura.

Qui si trovava un bunker.

Lampioni stradali in stile funzionalismo.

Cortili e palazzi abbandonati con scritte.

Agli angoli delle strade le lapidi commemorano i loro eroi e i cittadini vi portano fiori bianchi e rossi come il colore della loro bandiera.

Ritorniamo nel confortevole alloggio per un meritato riposo.

A presto

Emilia

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