Die Rauhnächte

21 dicembre, solstizio d’ inverno sotto il Monte Bianco

Cari amici e lettori,

Tutti gli anni quando arrivo a fine dicembre con le giornate corte, il tempo freddo e grigio penso alla tradizione celtica delle Rauhnächte, che mi interessa sempre ricordare e approfondire.

Le Rauhnächte sono le dodici notti tra la vigilia di Natale e l’Epifania.

Attorno vi ruotano profezie, usanze e rituali, alcune delle quali risalenti a epoche lontane in cui i fenomeni naturali non erano stati esplorati scientificamente ed era difficile bandire l’oscurità. Nel nord Europa questo periodo dell’ anno è tanto buio, con brevi fasi di luce del giorno; in passato quando non c’era luce elettrica, l’oscurità era vissuta in modo molto più grave.

Da dove viene il mito delle Rauhnächte?

L’origine esatta è difficile da determinare. Probabilmente risale al calendario lunare germanico, che ha un anno con dodici mesi lunari e 354 giorni. Gli undici giorni – o dodici notti – mancanti dal calendario solare di oggi erano considerati giorni fuori dal tempo. Un calendario fisso con il volgere dell’anno è stato introdotto solo nella tarda età moderna con il calendario gregoriano.

Un altro motivo importante per spiegarne l’ origine è che durante il periodo natalizio le persone si riposavano dal lavoro, si radunavano per festeggiare e raccontavano storie e leggende. Si evocavano incontri spettrali nell’oscurità e si credeva che girassero fantasmi.

Nelle Alpi, era consuetudine rappresentare queste figure, che appaiono nel buio, con maschere e campane.

L’ origine della parola è poco chiara. Degli studiosi vedono una connessione con “peloso” e lo confermano con le maschere di pelliccia incappucciata che vengono indossate nell’ arco alpino. Altri si riferiscono alla fumigazione delle case con l’incenso, che si supponeva fosse praticata per proteggere dagli spiriti maligni durante il periodo natalizio.

Una delle tradizioni più diffuse è quella di non stendere il bucato durante le Rauhnächte.  Si dice che chi lasciava il bucato all’ aperto correva il rischio che il Wilde Jagd, l’esercito degli spiriti selvaggi, vi finisse dentro, portando sventura.

È facile far correre la fantasia quando il tempo è grigio, le notti sono lunghissime e si sta in compagnia a raccontarsi storie.

Mi trovo in montagna ora a festeggiare il solstizio d’ inverno, tra le Alpi in un antico borgo di pietra.

Nevischia, c’ è vento, un grande silenzio avvolge tutto. Si guarda dalla finestra e si scorge qualche lucina di Natale.

Si attende l’ ” arrivo di Gesù bambino” e la fine dell’ anno vecchio. Tutto tace, è una Stille Nacht e il tempio sembra davvero sospeso.

A presto

Emilia

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