
Cari amici e lettori,
Eccoci qui, attorniati da stravaganti opere artistiche in una serata uggiosa di inizio autunno, alla galleria Ghiggini1822 di Varese.
Ultimamente optiamo per visite più intime ai luoghi d’ arte, così abbiamo più calma per apprezzare i lavori.
La mostra Estroversioni espone quattro artisti giovanissimi che avevano vinto in passato la rassegna Ghiggini Arte.
All’ ingresso ci accoglie l’ opera Mutante di Giulio Locatelli. Un quadrato di fili rosso fuoco ingarbugliati.
Le installazioni realizzate con filo da cucito proseguono nella sala grande.
Allegra porta la mascherina, siamo in un luogo chiuso.

L’ opera di Locatelli si chiama Stalagma, è recentissima, realizzata nel 2019

nell’atelier dell’artista risalta di più il richiamo ad un’ atmosfera onirica fatta di sovrapposizioni di ricordi.
Camminando attorno alle stalattiti artificiali, si percepisce il loro leggero movimento dovuto allo spostamento dell’aria.
Locatelli avvolge fili sottili, uno sull’altro, creando dei misteriosi bozzoli.
Vuole essere un’ allegoria dello stratificarsi di emozioni e di esperienze che si crea nel corso della vita.

Questi libricini sono chiamati i Diari di un antico navigante di stelle, sempre di Giulio Locatelli.
Immaginiamo di navigare anche noi nel firmamento. Potremmo annotare quello che vediamo su misteriosi taccuini.
I fili segnano forse un arcano sentiero da percorrere per raggiungere una meta primordiale.

Queste opere lasciamo spazio alla riflessione.
“Il pensatoio” è una montagna informe di fili. Forse l’ artista aveva i pensieri ingarbugliati quando l’ ha realizzata.

Un articolo sulla stampa locale spiega l’ evento.

Il navigante di stelle ha posto il suo librone sul panchetto dello scultore.
https://instagram.com/giuliolocatelli.studio?igshid=4z4urk2jksbw


I diari a soffietto contengono misteriose mappe stellari da decodificare.


È di Federico Lissoni, l’ opera qui sotto, I’m gong down.
Lavori piacevoli da interpretare.


I luoghi dell’infanzia sono stati ricreati nel lavoro ” Non potremo mai più odiare chi abbiamo visto dormire” di Matteo Pizzolante.

Ha dipinto i luoghi della memoria dove lui aveva vissuto da bambino, utilizzando la tecnica della stampa fotografica con una sostanza simile al blu di Prussia.

Il salotto della sua casa d’ infanzia è stato sviluppato su una lastra in cartongesso.

I ricordi si sovrappongono ai sogni su un leggero telo sintetico.

L’ ultimo artista della mostra è Riccardo Garolla, grande ammiratore dell’arte viennese di inizio secolo. Ha dipinto una fresca ragazza in un luogo aperto, durante i giorni in cui lui era chiuso nel suo atelier milanese nel periodo del lockdown.
I quattro giovanissimi artisti esposti hanno fatto volare la nostra immaginazione, per una serata di svago.
Grazie a Eileen Ghiggini per l’ interesante guida alle opere.
Ci riportiamo dentro, a casa nostra, le emozioni suscitate da questi lavori.
A presto
Emilia